sabato 11 aprile 2009

Carlo Rubbia: quale energia per il futuro

Professor Rubbia qual è la sua visione sul futuro dell’energia?
“Non solo il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l’uranio è destinato a scarseggiare entro 30-40 anni…Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energerica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra.”

Eppure dagli Stati Uniti all’Europa e ancora di più nei Paesi emergenti, c’è una gran voglia di nucleare…si parla ormai di un nucleare sicuro.
“Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali. Si può parlare, semmai, di un nucleare innovativo, della possibilità di usare il torio, un elemento largamente disponibile in natura che non produce plutonio. E dal torio, le assicuro, non si tira fuori una bomba. In questo modo si taglia definitivamente il cordone tra il nucleare militare e quello civile”.

Escluso il petrolio, escluso l’uranio e d escluso il carbone, quale può essere a suo avviso l’aternativa?
“Guardi questa foto: è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell’elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in grande quantità”.

Ma noi in Italia e in Europa non abbiamo i deserti…
“E che vuol dire? Noi possiamo sviluppare la tecnologia e costruire impianti di questo genere nelle nostre regioni meridionali o magari in Africa, per traportare poi l’energia nel nostro paese. Anche gli antichi romani dicevano che l’uva arrivava da Cartagine. Basti pensare che un ipotetico quadrato di specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato, potrebbe produrre tutta l’energia necessaria all’intero pianeta. E un area di queste dimensioni equivale appena allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt. Per rifornire di elettricità un terzo dell’Italia, un’area equivalente a 15 centrali nucleari da un gagawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma”.

Il sole però non c’è sempre e invece l’energia occorre di giorno e di notte, d’estate e d’inverno.
“D’accordo. E infatti i nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l’energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi attraverso uno scambiatore di calore si produce il vapore che muove le turbine. Nè più nè meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l’acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente”.

Se è così semplice perchè allora non si fa?
“Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com’ è accaduto del resto per il computer vent’anni fa”.
Intervista di Giovanni Valentini da la Repubblica 30 marzo 2008

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