Il mondo è pieno di lampi e di angoscia per la guerra e per il terrorismo. Un’angoscia che è andata crescendo dopo l’11 settembre 2001, dall’Afghanistan all’Iraq: un’angoscia che attanaglia il cuore degli uomini e sembra paralizzare le intelligenze ed ottundere le coscienze, incapaci di imboccare il sentiero della ragione, nonostante l’esperienza e la memoria del massacro della seconda guerra mondiale.
Noi ci siamo illusi che quella fosse stata la lezione indimenticabile del mai più guerre e non abbiamo saputo impedire lo stillicidio di una ininterrotta serie di guerre regionali, di violenze locali, che hanno reso la seconda metà del secolo scorso non dissimile dalla sua prima metà. Ma l’angoscia di oggi non è quella di prima dell’11 settembre. Oggi l’angoscia ci deriva da una guerra che ben può definirsi il primo conflitto dell’Era globale. Una guerra che ha relegato nella marginalità tutte le violenze regionali precedenti, che ha ricadute su tutti i popoli tramite una strategia mediatica lugubre, di cui il terrorismo, che la guerra globale esprime, si avvale oltre qualsiasi limite di crudeltà umana, oltre i limiti di tutte le barbarie conosciute.L’origine e lo sviluppo del terrorismo di oggi ripetono esattamente i processi di sviluppo della guerra e del terrorismo nazifascista. La guerra e le violazioni contro l’umanità, la guerra e il terrorismo, la guerra e le stragi di Marzabotto e di Sant’Anna di Stazzema, la guerra e la Risiera di San Sabba e Mauthausen, la guerra e la scuola di Beslan, la guerra e il metrò di Mosca, il teatro di Mosca, gli aerei di Mosca, la guerra e i cortili dell’Iraq, gli ostaggi sgozzati, la guerra e le strade di Israele e la stazione di Madrid e la metropolitana di Londra. [E la città di Dubai]Non c’è dubbio, il terrorismo è la guerra. Il terrorismo è una sfida mortale che minaccia tutto il mondo. Nella lotta contro questa minaccia è indispensabile essere uniti, non c’è dubbio. Ma tutti debbono avere l’umiltà, prima, e il coraggio, poi, di confrontarsi e di dialogare e di percepire dove matura, dove avviene l’incubazione che precede l’esplosione del terrorismo.Se le stragi del terrorismo servissero solo per una chiamata alle armi, significherebbe soltanto che gli uomini retrocedono nel buio dei secoli, che si degradano al livello tribale, che non hanno capito nulla della storia della carneficina della prima guerra mondiale, della carneficina della seconda guerra mondiale, del terrorismo del nazismo e del fascismo.Le lacrime dell’anima non debbono appannare la capacità di capire, di scegliere, di agire tutti insieme. È, questa, la condizione perché l’efficacia contro il male comune sia massima. L’Europa con gli Stati Uniti, l’Europa e gli Stati Uniti insieme con le Nazioni Unite, l’Europa e gli Stati Uniti e le Nazioni Unite insieme con i popoli arabi e con l’Islam, per convincere i popoli arabi e l’Islam che hanno un avvenire diverso da quello del fanatismo, per convincerli che l’occidente non vuole imporre a nessuno i suoi modelli con i bombardamenti, che non ha in animo nessun colonialismo di tipo nuovo per impadronirsi delle risorse degli altri popoli.
Gianfranco MarisPresidente dell’Aned e della Fondazione Memoria della Deportazione
intervento al Convegno Fascismo Foibe Esodo Trieste 23 settembre 2004
Noi ci siamo illusi che quella fosse stata la lezione indimenticabile del mai più guerre e non abbiamo saputo impedire lo stillicidio di una ininterrotta serie di guerre regionali, di violenze locali, che hanno reso la seconda metà del secolo scorso non dissimile dalla sua prima metà. Ma l’angoscia di oggi non è quella di prima dell’11 settembre. Oggi l’angoscia ci deriva da una guerra che ben può definirsi il primo conflitto dell’Era globale. Una guerra che ha relegato nella marginalità tutte le violenze regionali precedenti, che ha ricadute su tutti i popoli tramite una strategia mediatica lugubre, di cui il terrorismo, che la guerra globale esprime, si avvale oltre qualsiasi limite di crudeltà umana, oltre i limiti di tutte le barbarie conosciute.L’origine e lo sviluppo del terrorismo di oggi ripetono esattamente i processi di sviluppo della guerra e del terrorismo nazifascista. La guerra e le violazioni contro l’umanità, la guerra e il terrorismo, la guerra e le stragi di Marzabotto e di Sant’Anna di Stazzema, la guerra e la Risiera di San Sabba e Mauthausen, la guerra e la scuola di Beslan, la guerra e il metrò di Mosca, il teatro di Mosca, gli aerei di Mosca, la guerra e i cortili dell’Iraq, gli ostaggi sgozzati, la guerra e le strade di Israele e la stazione di Madrid e la metropolitana di Londra. [E la città di Dubai]Non c’è dubbio, il terrorismo è la guerra. Il terrorismo è una sfida mortale che minaccia tutto il mondo. Nella lotta contro questa minaccia è indispensabile essere uniti, non c’è dubbio. Ma tutti debbono avere l’umiltà, prima, e il coraggio, poi, di confrontarsi e di dialogare e di percepire dove matura, dove avviene l’incubazione che precede l’esplosione del terrorismo.Se le stragi del terrorismo servissero solo per una chiamata alle armi, significherebbe soltanto che gli uomini retrocedono nel buio dei secoli, che si degradano al livello tribale, che non hanno capito nulla della storia della carneficina della prima guerra mondiale, della carneficina della seconda guerra mondiale, del terrorismo del nazismo e del fascismo.Le lacrime dell’anima non debbono appannare la capacità di capire, di scegliere, di agire tutti insieme. È, questa, la condizione perché l’efficacia contro il male comune sia massima. L’Europa con gli Stati Uniti, l’Europa e gli Stati Uniti insieme con le Nazioni Unite, l’Europa e gli Stati Uniti e le Nazioni Unite insieme con i popoli arabi e con l’Islam, per convincere i popoli arabi e l’Islam che hanno un avvenire diverso da quello del fanatismo, per convincerli che l’occidente non vuole imporre a nessuno i suoi modelli con i bombardamenti, che non ha in animo nessun colonialismo di tipo nuovo per impadronirsi delle risorse degli altri popoli.
Gianfranco MarisPresidente dell’Aned e della Fondazione Memoria della Deportazione
intervento al Convegno Fascismo Foibe Esodo Trieste 23 settembre 2004

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